La Battaglia del Cuore

Anno del signore MCCCIV. A Lleida era di scena una cruenta battaglia tra cattolici e infedeli. Volontari da tutta Europa stavano combattendo per cacciare gli arabi dalla penisola iberica. Finalmente, dopo anni di sconfitte sembrava giunto il momento decisivo, la resa dei conti.

Quel giorno, entrambi gli eserciti erano schierati al completo. Il combattimento si presentava incerto. All’improvviso un comandante francese diede l’ordine di suonare la ritirata. Una mossa per confondere il nemico. Reggimenti di cavalleria stavano già in posizione, per attaccare l’avversario sui fianchi, appena si fosse allungato. Lo stratagemma pareva funzionare. Migliaia di fanti berberi, infatti, si erano lanciati all’inseguimento dei fuggitivi.

Nelle file dei crociati, Melchiorre, il valoroso, rimase tra gli ultimi per coprire la corsa dei soldati. Duccio, non lontano da lui, era già avviato con gli altri.

Ad un tratto, però, un grido sovrumano riecheggiò nella valle. Duccio si fermò. Riconobbe quella voce che sovrastava ogni altro rumore. Girandosi vide Melchiorre a terra, ferito. Stentava a credervi. Ricordava ancora quel giorno, quando l’aveva conosciuto. Gli tornarono, così, alla mente Beatrice, Paolo e gli altri della taverna. Non molto tempo era passato da quella che rammentava come una delle più grandi disillusioni della sua vita.

Lui, ragazzo senza patria, aveva trovato, tra le colline del Pratomagno, la famiglia da sempre desiderata. Non che fosse orfano, anzi i genitori lo aspettavano ancora nella sua casa di pianura. Ma aveva voluto sbrigarsela da solo fin da giovane, per affrontare le proprie paure. Era alla ricerca del proprio spazio, di qualcosa che lo rendesse veramente felice. Girovagando di paese in paese non aveva mantenuto legami stabili e veniva, da tutti, considerato come uno straniero. Spesso, proprio per questo gli capitava di essere deriso. Tuttavia non dava troppa importanza a simili gesti, nonostante gli recassero fastidio. Sapeva che il suo destino era altrove. Così, tra un’esperienza e l’altra, nel suo continuo errare non aveva mai trovato quello che riteneva essere il suo scopo. Niente somigliava a quel sentimento di cui aveva sentito parlare fin da piccolo. Eppure non voleva rassegnarsi. L’amicizia e l’amore rappresentavano tutto per lui. Erano il motore che continuava a spingerlo da un luogo all’altro. Desiderava conoscere persone autentiche, che l’avrebbero aiutato a stare bene, a costruire il suo futuro. 

Tra quelle colline si sentiva finalmente a casa. Mai gli era capitato di incontrare un gruppo di ragazzi e ragazze così affiatati. Con alcuni di questi aveva subito stretto un legame profondo: Melchiorre e Beatrice, considerati quasi come fratelli, e poi Paolo, il burlone, uno di quelli pronti a compiere qualunque gesto per infondere allegria. Ricordava anche il luogo dove tutti si incontravano di solito: la taverna. Quante serate passate in compagnia dell’oste e di un buon bicchiere di vino. Ogni giorno si sentiva sempre più a suo agio in quel gruppo. L’ambiente sembrava perfetto. Credeva, per la prima volta di essere felice, di aver trovato il luogo dove mettere radici, dove costruirsi una vita ed una reputazione.

Ma la delusione era vicina.

Trascorse otto mesi lontano. Tale era il periodo di addestramento per divenire un cavaliere. Giunse così a fondo il suo senso di appartenenza, che avrebbe servito la nuova patria per difenderla dai vicini stranieri. Sulla strada di casa, non pensava ad altro. Già pregustava i festeggiamenti con gli amici alla taverna. Quante avventure gli erano capitate in quel periodo. Un giorno intero non sarebbe bastato per raccontarle tutte.

All’imbrunire giunse a destinazione.

Varcò l’ingresso. Era emozionato. Tornare a casa dopo quasi un anno. Immaginava chissà quale sorpresa. Invece davanti a lui si presentò una scena inaspettata. I suoi amici erano seduti in tavoli diversi. Salutò tutti con gioia. Solo in pochi risposero al suo cenno. Non poteva credere ai suoi occhi. Non riusciva a spiegarsi un simile atteggiamento. Non aveva fatto nulla di male. Alla partenza, tutti si erano complimentati per la sua decisione. Si erano lasciati tra sorrisi e parole di buon auspicio. Ora, al suo ritorno, in quella stanza non percepiva altro che indifferenza.

Persino Melchiorre, l’amico Melchiorre, se ne stava immobile, senza degnarlo della minima attenzione. Pensò ad uno scherzo. Ma non era così.

Quella notte segnò l’ennesima sconfitta delle sue aspirazioni. Col tempo capì che l’atmosfera precedente non aveva più motivo di esistere. Lo spirito di gruppo era sparito. Ognuno, adesso, pensava solo a sé. I ragazzi nei quali aveva riposto le proprie speranze lo stavano deludendo. A partire da Melchiorre. Per Duccio rappresentava la figura dell’amico, ogni suo comportamento, ogni sua parola sembrava ricalcare questo ideale. Un tempo non c’era segreto che potesse nascondergli, ora si poteva costatare solo il suo allontanamento senza un chiarimento, una valida motivazione.

Per non parlare degli altri che avevano formato vari gruppetti isolati. Tra di essi, si erano aggregati anche nuovi elementi, gente da sempre considerata inaffidabile e superficiale. Sconvolgente, come in così poco tempo potessero modificarsi opinioni e pareri. Precedentemente questi nomi venivano accomunati, solamente, a bravate e disastri. Ora una parte del gruppo li considerava come amici di lunga data. Non si capacitava come fosse potuto succedere.

Stentava a riconoscere persino Beatrice. Lei continuava a frequentare tutti. Come uno stendardo si muoveva nella direzione del vento. Duccio mal sopportava coloro che preferivano ragionare secondo comodità e apparenza. Lui, che era sempre stato fedele ai propri sentimenti. Non poteva sopportare simili atteggiamenti dagli amici che credeva diversi, ricchi di virtù e qualità. Si sentiva deluso, imbrogliato. Egoismo e falsità avevano preso il sopravvento in quel mondo, il suo mondo. Ancora una volta era stato soggiogato dagli eventi, dalla natura dell’uomo. Ancora una volta aveva scommesso sugli altri ed aveva perso.

Desiderava scappare di nuovo, ricominciare da capo. Era disperato.

Giunse l’occasione di partire per la penisola iberica, volontario per servire una nuova causa. Un’occasione per dimenticare, forse l’ultima opportunità per credere ai suoi valori.

Ed eccolo sul campo di battaglia, rivolto a fissare la scena. Come poteva abbandonare Melchiorre, nonostante tutto. Trovò dentro sé il coraggio di salvarlo, a rischio stesso della vita.

Solo il destino poteva sapere come sarebbe finita. L’unica certezza risiedeva nel cuore di Duccio. I suoi sentimenti rappresentarono la vittoria in quel mondo di inganni e di incomprensioni.

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