Silenzio…

Dalle finestre socchiuse della mia casa, su di un polveroso divano ove riposo le mie vecchie ossa, osservo la pioggia precipitare su i miei settant’anni e infrangersi sui vetri come lacrime di rimpianto, che scivolano sulla superficie del mio animo.

La sporcizia sulle mensole, gli oggetti accatastati disordinatamente nelle camere sole e buie, gli orologi fermi, le ragnatele che pendono dal soffitto… tutto è silenzio.

Io stesso, cauto, seduto immobile con l’abbigliamento ormai eterno, che si sposa perfettamente con i pochi capelli spettinati, non posso fare rumore: devo ascoltare il mio silenzio.

Già… perché la musica nascosta in questo silenzio è una melodia incessante che distrugge il tempo; in questa musica non è racchiuso un concetto o un frammento di memoria, una poesia o un desiderio. Ma la mia vita.

… SSS… ecco che arriva… fantastico assolo di Hendrix che risuona in una stanzetta dell’appartamento di Bologna… la birra è quasi finita e le sigarette hanno annebbiato ogni cosa, tanto che, se riesco a tenere aperti gli occhi nonostante il bruciore, stento a riconoscere Marco e Anna che ballano tra le risate. Alice, invece, la sento sdraiata sul mio petto che mi accarezza i muscoli, attratta dalla loro tonicità: è preoccupata per l’esame di storia.Scansioni ascendenti e discendenti guidano il ritmo del mio pensiero e scuotono la mia mente. Sono al centro dell’attenzione, la vita mi gira attorno ed è fantastico: ancora un sorso amore, e tutto questo non finirà mai… o forse… è già finito.… BOOM… tuona… no, non è un tuono che rimbomba in questa cella, ma un tamburo. Si! È il tamburo di Joshè che fa da sottofondo alle chiacchiere sul calcio e sulla caccia. Non capisco come possa uccidere un animale per guadagnarne due soldi dalla pelle. Proprio lui, che dell’Africa ha assaporato la vera essenza, quella naturale, oscura alla maggior parte degli uomini.È un ritmo tribale, che sembra richiamare alcuni stormi, dietro quei monti, ove l’orizzonte è un’incandescente lampada rossa, che strina le loro piume, accecando i nostri occhi.

I pachidermi pascolano a pochi metri dal gazebo sotto il quale discorriamo, i profumi sono gli spartiti di una vita meravigliosa, dei quali ora… è priva.

Silenzio… silenzio… sulle mie gambe rinsecchite, sulla schiena logorata e sulle mani consumate. Eppure, questa canzone la conosco… la voce ribelle di quel quarantenne modenese il cui nome mi è sbiadito nella memoria… è proprio lui che mi fa ballare sotto il palco con Luca e Francy, in quei ritornelli di resistenza, polemica e satira.

La volontà di cambiare il mondo: no al razzismo, alla mafia, alla corruzione, alla guerra!

Sicuro di avere il mondo in pugno sei grande, sei forte, sei invincibile, sei… solo, sul tuo divano.

Solo come un vecchio, solo come mai, solo come in quel locale francese: completo gessato e occhiali scuri, lo “Ska” nelle vene e l’amore perduto, già dimenticato, nel cuore.

Quel sax mi suona dentro, ed è consapevole che, da solo, dentro di me, si perderebbe.

Chiamo così le trombe: tre trombe ed un sax per finire il mio “Tequila sun rise”.

Domani si riparte… ciao Monnalisa… questo concerto è tuo.

Il silenzio maledetto mi stordisce, le sue note affilate come rasoi feriscono i miei timpani lasciandomi agonizzante in un lago di sangue e rimpianto… tanto rimpianto.

Il rimpianto per non aver udito mai, in tutta la mia esistenza, l’unica melodia che non avrebbe offeso la mia vecchiaia e, forse, avrebbe potuto dare un senso al mio ricordo: il pianto di un bimbo. Il suo frignare, le sue canzoncine infantili, con parole inventate, il suo carillon e i suoi giocattoli in plastica… i peluche che suonano dopo averli schiacciati e le macchinine che stridono sul pavimento rigato. Quanto mi mancano questi suoni che non ho mai sentito.

Questo silenzio è la morte.

La morte è la mancanza del mio amore che mi risveglia, al mattino, ricordandomi che ci sono e che anche lei c’è… per me.

Non sopporto l’assenza del lento, che non accompagnerà mai i nostri balli inesistenti e, nemmeno della serenata, che non dedicherò mai a quella donna sconosciuta.

Solo ora mi accorgo che la musica, nella mia testa, nonostante abbia conosciuto un’infinità di persone, avuto miriadi di amici, visitato centinaia di luoghi per il mondo, amato decine di donne diverse, è un desolato silenzio che non riesco più a sopportare.
“Maestro! È giunta l’ora di chiudere il concerto.”

by Alessio Rosin

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