Primo Bacio

Non credevo di poter provare tanto freddo.

Dietro agli occhiali spessi, sotto i capelli sempre spettinati, tra le pieghi dei jeans troppo corti e del gilet color panna.

Io, che ho sempre creduto che la vita fosse un dono, non credevo di poter provare tanto freddo, dentro al cuore.

Io, che speravo nella vita e nell’amore, ricordo solo i miei sabato sera, passati a mangiare gelato, piangendo davanti alla TV, mentre il mondo fuori scorreva tra le strade notturne, sibilando, lontano, il suo divertito disprezzo.

Io, che speravo nella vita e nell’amore, ricordo solo le domeniche passate in solitudine a leggere romanzi di fantascienza e a scrivere poesie che nessuno avrebbe mai letto ne capito.

Io, che speravo nella vita e nell’amore, ricordo solo i giorni passati sotto l’onta dell’umiliazione, delle risa, degli insulti impuniti.

Ora, che il corpo non mi appartiene e l’anima sorda, sigillata dai sogni, vaga nel nulla, posso urlarlo.

Io che non ho un nome, nè diritti. Nè possibilità, nè credito.

Io che sono un ciccione, uno sfigato.

Io che sono il vostro giullare senza cuore ne speranze.

Io, che scivolando tra le vostre vite in silenzio, mi nascondo, tremando negli angoli. Cammino a testa bassa, pregando un Dio sordo, che nessuno mi veda o mi senta, mi indichi e mi derida.

Quanto gratuito male. Quanto freddo. Quanto vuoto.

Non ho voce.

E’ vita questa? Non esisto all’infuori degli istanti in cui divento l’oggetto del vostro scherno.

Si, rinnego me stesso. Non esisto. Sono solo il vostro corpo e le mie fantasie.

Stupide, inutili fantasie.

Stupido, inutile corpo.

Io, che speravo nella vita e nell’amore, ora non ci spero più.

Non credevo si potesse provare tanto freddo.

Sono stanco, infinitamente stanco, di osservare la vita dalla croce cui sono stato crocefisso senza peccato, da un mondo di ipocrisia e disprezzo.

Io, che ho sempre creduto che la vita fosse un dono, ora non la voglio più.

No, non userò quella parola orribile, non la penserò nemmeno, mentre scavalco il parapetto e guardo in basso il lento scorrere del fiume. E’ notte fonda, ma quel liquido scuro, lì sotto, non è certo più freddo del mio cuore.

E, mentre cado nel vuoto, libero come un piccolo falco che finalmente impara a volare, penso che l’acqua al contrario della terra non mi negherà il suo abbraccio.

Si. Prima di morire tremo di paura. Come un ragazzino al suo primo appuntamento.

Il mio primo e unico bacio sarà un bacio d’acqua, un eterno bacio freddo di cristallo.

by Denis Venturi

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