L’Omosessualità

Eccomi di nuovo. Vi prometto che questo sarà il mio ultimo intervento, non cercherò più di annoiarvi!!! Stavolta voglio introdurre un argomento, sempre presente nella vostra mente, perché costituisce la fonte principale di dubbi e disagi. Un quesito, che almeno una volta nella vita, (tutti, nessuno escluso) vi siete posti: l’omosessualità.

È banale dire che l’omosessuale, a differenza dell’eterosessuale ha l’esigenza di cercare affetto in una persona dello stesso sesso. È comunque sotto gli occhi di tutti, come, negli ultimi vent’anni, il movimento gay abbia portato alla ribalta il suo statuts, la cui legittimazione sociale, viene rivendicata con orgoglio.
La scoperta della propria inclinazione omosessuale, continua a suscitare nell’adolescente angosce e paure. La sua origine genetica, non é mai stata dimostrata in modo inconfutabile. E, a parte i casi di squilibri ormonali e cromosomici, le origini sono da ricercare non solo in una predisposizione fisiologica o costituzionale, ma anche nell’ambiente, nella storia personale, nelle relazioni affettive che contribuiscono a formare l’identità della persona. Chiariamo, molti si ostinano ancora a considerare tutto ciò una malattia. O una maledizione. Non badano allo stato d’animo di questi ragazzi. Non riflettono sulla loro difficoltà identificativa. Quando la loro pulsione erotica predominante, si mescola alla pulsione eterosessuale.

Nella storia di molti omosessuali, é frequente un’infanzia dominata da una figura materna autoritaria e dispotica, a contrario di un padre sottomesso, passivo, umiliato di fronte ai figli. Se la figura paterna appare sfuocata, inconsistente, diventa più difficile per il figlio maschio entrare nel gioco della rivalità edipica. Anche, per la figlia, diventa più difficile idealizzare il padre e mettere in gioco la sua femminilità nella conquista dell’amore. Soprattutto se la “rivale” stessa, cioè la madre, non perde occasione di svalorizzare e disprezzare l’oggetto della contesa.

Per poter amare una donna, l’uomo, infatti, deve superare indenne una fase edipica detta “fase di castrazione”. Se questa fantasia inconscia continua a dominare, essa può accentuare le inclinazioni omosessuali già presenti nell’adolescenza. E’ normale, quindi, che nei primi anni della pubertà e in qualcuno dell’adolescenza, esistano piccole incertezze sulla propria sessualità. Tuttavia, non superando la fase di castrazione, il corpo femminile può trasformarsi in repulsione, in baratro: in una “vagina dentata” che rende distruttivo e castrante il rapporto genitale. Amando, così, il proprio simile, l’adolescente non solo soddisfa la pulsione narcisistica a specchiarsi nel suo ideale, ma allontana l’angoscia dell’evirazione, evocata dal corpo femminile.

Al contrario, l’omosessualità femminile, o lesbismo, ripropone spesso l’immagine classica di due figure femminili differenti: da un lato l’omosessuale “pura” attratta solo da donne, dall’altro “l’oggetto” dei desideri, una ragazza con forti componenti bisessuali, attratta sia dall’uomo che dalla donna. Anche fra le ragazze gay esiste una tipologia che presenta alcuni tratti fisici più marcatamente virili. Comunque il ruolo “maschile” sembra quasi del tutto estraneo ad ogni considerazione.

Piuttosto, non sempre il desiderio di amare un’altra donna, nasce dalla nostalgia del primo amore: la madre. Anzi, è più spesso il rimpianto, il dolore e la rabbia di un amore, che non c’é stato, a facilitare un rapporto diverso, quasi a provocare il desiderio di offrirsi una “seconda occasione” per lenire le ferite. Così, la voglia di un legame primario, di instaurare un cordone ombelicale, è molto frequente.

Proprio perché l’adolescenza é “una fase di transizione”, qualunque inclinazione non sfocia necessariamente in una scelta definitiva. In molti casi rappresenta un’esperienza transitoria; un “rito di passaggio” nella ricerca della propria identità.

Come aveva rivelato lo stesso Freud, l’inversione di tendenza sessuale, non ha origine da conflitti nevrotici, ma può esserne una causa quando viene negata, censurata, rimossa nell’inconscio fino a trasformarsi in sintomo. Se il fenomeno viene vissuto come naturale espressione delle proprie pulsioni, l’omosessualità non é una malattia, né tanto meno una perversione. Ricordatevelo.

Questo é quanto mi sento di esprimere sull’argomento. Dopo aver letto queste parole, la mia speranza é aver provocato in voi una curiosità maggiore su simili questione. Spero di invogliare tutti a cercare informazioni, suggerimenti, per guardare il mondo con uno sguardo nuovo, più sicuro e rassicurante.

by Fabio Santangelo

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