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	<title>ArgoGiovani &#187; Giornalino</title>
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	<description>Il Weblog del gruppo socio-culturale Argo Giovani</description>
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		<title>Il Razzismo</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Apr 2006 18:53:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gruppo ArgoGiovani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalino]]></category>
		<category><![CDATA[Sezioni Alternative]]></category>

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		<description><![CDATA[Il razzismo si fonda sulla credenza della superiorit�  di una razza rispetto alle altre...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il razzismo si fonda sulla credenza della superiorità di una razza rispetto alle altre.</p>
<p>In realtà è solo una carenza generale d’informazione e di esperienza diretta, che si tramuta nel disprezzo verso persone diverse, viste come esseri inferiori. Quello che, infatti, molte persone non concepiscono, è l’esistenza di marcate differenze tra razza, etnia e cultura. Se la prima è una classificazione degli essere umani in gruppi distinti basati su degli innati e immutabili tratti fisici, come il colore della pelle, la tessitura dei capelli o la forma degli occhi; la seconda è una ripartizione fondata su determinati individui che condividono una discendenza comune e certi valori tramandati per generazioni, come la religione, il modo di vestirsi e la nazionalità. La cultura invece, è una categoria più ampia, che oltrepassa l’etnia e la razza poiché include persone che condividono un medesimo stile di vita come lo status socioeconomico, l’orientamento sessuale e la locazione geografica.</p>
<p><span id="more-25"></span>Il razzismo si presenta in forme e modi diversi. Possono andare dal pregiudizio alla discriminazione. Il pregiudizio è una tendenza naturale alla compressione delle informazioni. Un raggruppare determinati gruppi di persone sotto un’unica voce, un solo nome. Questo tipo di identificazione crea, sovente, stereotipi che incorporano altre informazioni, solitamente piene di luoghi comuni.La discriminazione, invece, è l’attuazione comportamentale dei pregiudizi negativi. Il suo scopo principale è conservare e favorire le caratteristiche del proprio gruppo d’appartenenza.</p>
<p>Essendo un fenomeno sociale, non si nasce intolleranti, ma lo si diventa attraverso la famiglia, l’istruzione, la legge e i mass media. È difficile crescere in un ambiente senza assumere le sue visioni e giudizi nei confronti del mondo.</p>
<p>Nella società odierna esiste il cosiddetto razzismo strisciante o latente, ovvero quella forma di pregiudizio razziale non apertamente manifestata ma ugualmente, se non decisamente, più dolorosa. Perché, non solo offende la dignità umana, ma è anche una manifestazione velata di ammiccamenti bugiardi e pietismi insinuanti. Non si manifesta solo con gesti e frasi violente, con aggressioni solitarie o in gruppo. Si nasconde tra le pieghe del linguaggio, dei modi di dire, della banalità del quotidiano. È un razzismo fatto di situazioni, cenni, sguardi, parole che fanno male per la loro mediocrità. La reazione immediata è considerare tutto come &#8220;una battuta&#8221;, come &#8220;un&#8217;espressione comune&#8221;. Ma non è così.</p>
<p>È frustrante osservare gli altri stringersi la borsetta al petto quando sale un immigrato in autobus, usare solo verbi all&#8217;infinito quando parlano con loro, chiamare “Vucumprà” o “Watusso” chiunque abbia la pelle scura, incontrare un nero in spiaggia mentre stende l’asciugamano e chiedergli immediatamente se ha delle collanine. Anche persone che non si definiscono razziste e che, razziste non sono, possono &#8220;inciampare&#8221; in situazioni o espressioni di questo tipo. Non c&#8217;è violenza fisica, ma spesso pressappochismo, indelicatezza, piuttosto che ignoranza e superficialità. La pericolosità sta sia nella latenza del fenomeno sia nella tendenza a volerlo banalizzare dandogli in qualche modo una giustificazione.</p>
<p>Capita, persino, di incontrare della gente che non perde occasione di rinfacciare il fatto di stare in Italia. Come, se per lo straniero sia un privilegio talmente elevato da non comportare opposizione o proteste riguardo ingiustizie subite. In tale contesto ho personalmente avuto delle vicissitudini poco gradevoli. Ad esempio per ben due volte nel giro di una settimana ebbi l’onore di essere messo alla porta con un elegante quanto sonoramente umiliante “No, non compriamo niente”. Prima da un negoziante dal quale ero andato a procurarmi una cuffia. Poi dalla nonna di un caro amico. Entrambi mi avevano scambiato per un venditore ambulante. La cosa demoralizzante non è lo scambio di persona, ma il fatto che nessuno dia la possibilità di esprimersi per manifestare la propria volontà. Ho avuto l’occasione di leggere un libro di un medico italo-togolese Kossi KOMLA-EBRI, &#8211; “Imbarazzismi – Quotidiani imbarazzi in bianco e nero” &#8211; Edizioni Dell&#8217;Arco, ed ecco alcuni esempi che possono far riflettere sul quel tipo di razzismo a volte impercettibile anche per chi ne è parte attiva:</p>
<ul>
<li>Un giorno, in classe, durante un incontro sull&#8217;interculturalismo, chiesi ai ragazzi di darmi una definizione del termine &#8220;razzismo&#8221;.<br />
Subito, il più sveglio esclamò:<br />
&#8220;Il razzista è il bianco che non ama il nero!&#8221;<br />
&#8220;Bene!&#8221; dissi. &#8220;E il nero che non ama il bianco?&#8221;<br />
Mi guardarono tutti stupiti ed increduli con l&#8217;espressione tipo: &#8220;Come può un nero permettersi di non amare un bianco?&#8221;</li>
<li>Un giovane togolese, sposato con un&#8217;italiana, che passeggia nei giardini pubblici con i due figlioletti e un&#8217;anziana signora che, con amorevole compassione, afferma: &#8220;Oh, por diavul, ga tucà fa ul baby-sitter!&#8221;. Perché, certo, quel giovane non può essere il padre dei due bimbi.</li>
<li>Identica è la compassione che caratterizza la lezione di geografia che l&#8217;autore è costretto a sorbirsi nello scompartimento di un treno locale: &#8220;Tu da che paese Africa venire?&#8221; (&#8230;) &#8220;Ah Togo! Nel tuo dialetto forse dire &#8220;Togo&#8221;, ma noi in italiano dire &#8220;Congo&#8221;. Tu capire? Congo!&#8221;.</li>
<li>Bella figura fa anche il &#8220;professore di fede liberista-avanguardista&#8221; che più volte invita Kossi a passare il fine settimana con la sua famiglia: non riesce &#8220;proprio a capire come fa la gente ad essere razzista&#8221; ma, all&#8217;ipotesi di uno sposo togolese per la figlia, risponde con un imbarazzato: &#8220;Beh&#8230; questa è un&#8217;altra cosa!&#8221;.</li>
</ul>
<p>Nei pregiudizi, giocano un ruolo fondamentale anche i mass media.</p>
<p>Che in Italia l’informazione sugli immigrati sia allarmistica, emergenziale, stereotipata, è sotto gli occhi di tutti. Recentemente mi è capitato di sentire una notizia su rete quattro, (peraltro la stessa notizia riportata in modo nettamente diverso dalle altre due reti mediaset), in cui si annunciava la morte di quattro extracomunitari in un incidente stradale nel bresciano. Ebbene il cronista ha tenuto opportuno precisare che spesso e volentieri gli “extra” guidano delle macchine sembianti veri e propri feretri. Non hanno idea di cosa sia il codice stradale. Di conseguenza sono una mina vagante per tutti gli altri automobilisti italiani che a seguire questo sillogismo, guidano delle navette spaziali, e sono sempre ultradisciplinati. L’insinuazione ha dell’incredibile, e statisticamente parlando, oltre ad essere falsa, va a seminare delle idee pericolose nelle menti dei telespettatori, rafforzando quella visione dello straniero come autentica minaccia alla società italiana.</p>
<p>Altro nodo cruciale, riguarda l’informazione sull’immigrazione. In primo luogo il tema interessa solo se riconducibile a clandestini, ordine pubblico o comunque difficoltà di convivenza civile. Malgrado il fatto che le cattive notizie siano considerate dai giornalisti più interessanti delle buone, c’è un netto squilibrio. Recentemente a Livorno, un ragazzo senegalese annegò cercando di salvare un bagnante italiano, a quanto pare in grave difficoltà. Per questo ricevette un onorevole, ma ahimè inutile, per la sua famiglia e la figlioletta di un anno, medaglia d’oro al valore civile dal presidente della repubblica Ciampi. Purtroppo nei telegiornali la notizia è stata centellinata, riportando il minimo indispensabile. Se guardiamo bene, sono quasi sempre i giornalisti della cronaca ad occuparsene e, in linea di massima, si tratta di quelli che hanno uno sguardo più ristretto, che fatica ad assorbire l’idea di una società mutata e complessa. Esiste un intreccio perverso fra il sistema dell’informazione e una parte di quello politico. Si rimpallano stupri, sbarchi, rapine e pirati della strada per farne campagne d’opinione. E, ovviamente, gli immigrati non vengono quasi mai ascoltati in merito, la loro testimonianza non interessa. Per non parlare dell’etnicizzazione delle notizie. Fare il titolo sull’albanese che ruba oppure dare caratterizzazione religiosa a qualsiasi evento o individuo, ha più appeal e colpisce maggiormente l’immaginazione collettiva.</p>
<p>Ovviamente ogni generalizzazione va contrastata; è deprecabile vedere una persona solo come parte di un gruppo. E’, invece, interessante notare come i giornalisti tendano sempre a mostrarsi neutrali sulle questioni dell’immigrazione, quando, nella realtà, un buon numero si dichiara fra gli italiani in contrapposizione.</p>
<p>Pensate, questo tipo d’informazione o meglio disinformazione, produce paure, e divisioni persino fra i migranti che finiscono con il cascare nel giochetto di giudicare diversamente i clandestini, dagli altri in regola.</p>
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		<title>I Giovani</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Apr 2006 18:51:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gruppo ArgoGiovani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalino]]></category>
		<category><![CDATA[Sezioni Alternative]]></category>

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		<description><![CDATA[Volendo esplorare il variegato mondo giovanile sarebbe sicuramente facile imbattersi in mille sorprese...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Volendo esplorare il variegato mondo giovanile sarebbe sicuramente facile imbattersi in mille sorprese, magari non tutte positive, ma ognuna in grado di farci aprire gli occhi su quella che è la realtà contemporanea, osservandola con lo sguardo di oggi.</p>
<p>Non è un caso, che, proprio, nei giovani si riflettano puntualmente le mode e i miti del momento. Non deve, stupire il fatto che essi rappresentino i destinatari principali dei martellanti messaggi pubblicitari, che obbligano l’universo dei consumatori a creare interessi, bisogni o anche semplici passatempi, in rapporto a quelli che sono gli imperativi più aggiornati sulle “ultime novità” di industrie e aziende di servizi.</p>
<p>Resta soltanto da verificare, se le nuove generazioni siano effettivamente soddisfatte da ciò che viene loro offerto nel mondo moderno.</p>
<p><span id="more-24"></span></p>
<p>Probabilmente se guardiamo a eventi o manifestazioni che implichino un’esperienza collettiva, non si potrebbe che essere ottimisti sul livello di coinvolgimento, delle masse giovanili, nelle maggiori dispute di interesse nazionale e internazionale. Mi sembra, infatti, che i giovani non perdano occasione per far sentire la loro presenza su questioni di scottante attualità. Ecco perché si trovano in prima linea quando si tratta di esaminare, ad esempio, problemi concernenti la scuola, il lavoro, la famiglia, il confronto multirazziale e religioso, il mantenimento della pace… Ed è appunto nel contesto della visione critica di questi settori, che i giovani intendono ritagliarsi e garantirsi un proprio spazio, ricorrendo a qualunque mezzo di aggregazione consenta loro di esprimersi.</p>
<p>Per quanto paradossale possa apparire; il discorso muta, se, invece, si vanno a considerare i giovani nella loro dimensione individuale, quando non c’è più uno studio televisivo, uno stadio, un’arena a tenerli uniti. Ed è proprio questa dimensione, che mi costringe a riflettere profondamente.</p>
<p>Ho personalmente verificato che, tra i soggetti maggiormente colpiti dalla depressione, vi sono proprio i giovani. Non dovrebbe essere così, considerando l’età.</p>
<p>Di conseguenza, gli effetti delle patologie depressive sono ben visibili nella nostra società: l’affievolimento dell’interesse, l’umore nero, l’insonnia, fino ad arrivare alla comparsa di sentimenti di autosvalutazione. È facile intuire che da questo punto, ad un ulteriore peggioramento, il passo potrebbe essere assai breve, soprattutto nel caso delle personalità più deboli, le quali potrebbero facilmente cadere nel baratro della dipendenza dall’alcool o dalle droghe.</p>
<p>Ecco perché non bisogna perdere di vista i valori tradizionali indispensabili per la formazione e la crescita sana delle nuove generazioni, bisognose di punti di riferimento validi e affidabili.</p>
<p>Di qui, l’esigenza di rimodulare i criteri delle tradizionali agenzie educative, dalla scuola alla famiglia, nella ricerca della serenità e nell’esercizio concreto della solidarietà.</p>
<p>Naturalmente non si tratta di rifiutare il potenziale dei mass-media; il problema è quello di cominciare a sfruttarli sul versante istruttivo, considerando i ragazzi come destinatari privilegiati di un nuovo progetto formativo.</p>
<p><strong>by Giovanni Piana </strong></p>
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		<title>Un passo, due passi e poi…</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Apr 2006 18:50:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gruppo ArgoGiovani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalino]]></category>
		<category><![CDATA[Sezioni Alternative]]></category>

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		<description><![CDATA[Un passo, due passi e poi..., Fantasia, Fuggo dall'amore, Apro le ali del cuore...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un passo,<br />
due passi<br />
e poi…<br />
il niente.</p>
<p><span id="more-23"></span>Nuvole cupe<br />
coprono il sole,<br />
che sbiadito<br />
si arrende;</p>
<p>il nero uragano<br />
inonda il cuore,<br />
che ferito<br />
piange lacrime amare.</p>
<p>Un passo,<br />
due passi<br />
e poi…<br />
il niente;</p>
<p>il mio<br />
sordo lamento<br />
nessuno lo ascolta,<br />
nessuno lo sente.</p>
<p>La solitudine<br />
mi rende<br />
trasparente<br />
agli occhi della gente</p>
<p><strong>by Francesca Olmari </strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>La Solitudine</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Apr 2006 18:48:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gruppo ArgoGiovani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalino]]></category>
		<category><![CDATA[Sezioni Alternative]]></category>

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		<description><![CDATA[Da sempre l’uomo è stato circondato da ombre nere e cupe, le sue paure. Tra queste, quella più comune, che forse primeggia, è la solitudine...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da sempre l’uomo è stato circondato da ombre nere e cupe, le sue paure. Tra queste, quella più comune, che forse primeggia, è la solitudine.</p>
<p>Il termine solitudine, indica la condizione in cui un individuo rimane isolato per un intervallo di tempo. Tale periodo può essere deciso dalla persona stessa, oppure influenzato da fattori esterni.</p>
<p>Sono molteplici le cause che portano a fare questo, ma le più comuni rimangono di natura fisica e mentale. Quando per motivi personali, oppure di salute, il cambiamento dell’aspetto fisico o psicologico provoca un diffuso malessere interiore.</p>
<p>Molte volte, si viene allontanati dagli altri. Ci chiamano diversi. Ma è anche possibile uscire dal gruppo da soli, quando la propria personalità non si identifica più con quella comune.</p>
<p>Ad ogni modo, l’essere umano, che soffre di solitudine, è portato a crearsi complessi. È portato a costruire una ragnatela di turbamenti interiori.</p>
<p><span id="more-22"></span></p>
<p>Ogni inquietudine è personale, tuttavia presumo che abbiano delle somiglianze nei diversi soggetti. Anzi, a mio avviso, le sensazioni provocate sono sempre le stesse. Il soggetto si sente prigioniero in un luogo scuro, logicamente immaginario. Ha l’impressione di cadere in un precipizio dal quale chiede aiuto, e nessuno lo ascolta. Ha la sensazione di sentirsi abbandonato, inutile e non amato.</p>
<p>Pure il suo comportamento è variabile, dipende da persona a persona. C’è chi tenta di reagire e c’è chi, invece, si chiude in sé stesso, allontanandosi dagli altri ulteriormente.</p>
<p>Tali individui, tendono a piangere molto, ad urlare, ed abbandonarsi alla tristezza. Desiderano ciò che non possono avere. Vivono di rimpianti, ricordi di una vuota quotidianità.</p>
<p>Attenzione, in simili casi, la solitudine può trasformarsi in una patologia grave e complessa.</p>
<p>Conta tantissimo la forza di volontà della persona, che può sempre tagliare i fili della sua ragnatela. In modo la liberarsene e scoprire la gioia di vivere, la felicità di vedere il futuro in modo più ottimistico.</p>
<p>Per esperienza, quando si viene allontanati dalla ignoranza degli altri, la miglior difesa è ignorare, fregarsene dei giudizi. Bisogna valutare il fatto che sono proprio gli altri a non essere persone vere, perché non sanno apprezzare il valore di ogni fiore. Ho sempre avuto compassione per loro.</p>
<p>Tu, amico o amica, lasciati accarezzare dal sole e dalla brezza del mattino, potrai assaporare la “SPERANZA”… non chiudere la porta del tuo cuore… aprila al mondo e sorridi, il mondo ti sorriderà<br />
Consiglio per coloro che si sentono soli:</p>
<p>Porto il sereno</p>
<p>Io candido fiore<br />
colorato d’amore</p>
<p>Che,</p>
<p>Porto il sereno</p>
<p>Nel cielo piu’ nero</p>
<p>Io piccola stella</p>
<p>Vivace e bella</p>
<p>Che,</p>
<p>Regalo allegria</p>
<p>Non mi spegnerò mai!!!</p>
<p>Questo gioco di parole vi farà sentire meglio e, se questo non vi basta, ricordatevi sempre, se vi fa piacere, che NOI CI SIAMO e VI VOGLIAMO BENE.</p>
<p><strong>by Francesca Olmari </strong></p>
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		<title>Primo Bacio</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Apr 2006 18:46:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gruppo ArgoGiovani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalino]]></category>
		<category><![CDATA[Sezioni Alternative]]></category>

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		<description><![CDATA[Non credevo di poter provare tanto freddo...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non credevo di poter provare tanto freddo.</p>
<p>Dietro agli occhiali spessi, sotto i capelli sempre spettinati, tra le pieghi dei jeans troppo corti e del gilet color panna.</p>
<p>Io, che ho sempre creduto che la vita fosse un dono, non credevo di poter provare tanto freddo, dentro al cuore.</p>
<p>Io, che speravo nella vita e nell&#8217;amore, ricordo solo i miei sabato sera, passati a mangiare gelato, piangendo davanti alla TV, mentre il mondo fuori scorreva tra le strade notturne, sibilando, lontano, il suo divertito disprezzo.</p>
<p>Io, che speravo nella vita e nell&#8217;amore, ricordo solo le domeniche passate in solitudine a leggere romanzi di fantascienza e a scrivere poesie che nessuno avrebbe mai letto ne capito.</p>
<p><span id="more-21"></span>Io, che speravo nella vita e nell&#8217;amore, ricordo solo i giorni passati sotto l&#8217;onta dell&#8217;umiliazione, delle risa, degli insulti impuniti.</p>
<p>Ora, che il corpo non mi appartiene e l’anima sorda, sigillata dai sogni, vaga nel nulla, posso urlarlo.</p>
<p>Io che non ho un nome, nè diritti. Nè possibilità, nè credito.</p>
<p>Io che sono un ciccione, uno sfigato.</p>
<p>Io che sono il vostro giullare senza cuore ne speranze.</p>
<p>Io, che scivolando tra le vostre vite in silenzio, mi nascondo, tremando negli angoli. Cammino a testa bassa, pregando un Dio sordo, che nessuno mi veda o mi senta, mi indichi e mi derida.</p>
<p>Quanto gratuito male. Quanto freddo. Quanto vuoto.</p>
<p>Non ho voce.</p>
<p>E&#8217; vita questa? Non esisto all&#8217;infuori degli istanti in cui divento l&#8217;oggetto del vostro scherno.</p>
<p>Si, rinnego me stesso. Non esisto. Sono solo il vostro corpo e le mie fantasie.</p>
<p>Stupide, inutili fantasie.</p>
<p>Stupido, inutile corpo.</p>
<p>Io, che speravo nella vita e nell&#8217;amore, ora non ci spero più.</p>
<p>Non credevo si potesse provare tanto freddo.</p>
<p>Sono stanco, infinitamente stanco, di osservare la vita dalla croce cui sono stato crocefisso senza peccato, da un mondo di ipocrisia e disprezzo.</p>
<p>Io, che ho sempre creduto che la vita fosse un dono, ora non la voglio più.</p>
<p>No, non userò quella parola orribile, non la penserò nemmeno, mentre scavalco il parapetto e guardo in basso il lento scorrere del fiume. E&#8217; notte fonda, ma quel liquido scuro, lì sotto, non è certo più freddo del mio cuore.</p>
<p>E, mentre cado nel vuoto, libero come un piccolo falco che finalmente impara a volare, penso che l&#8217;acqua al contrario della terra non mi negherà il suo abbraccio.</p>
<p>Si. Prima di morire tremo di paura. Come un ragazzino al suo primo appuntamento.</p>
<p>Il mio primo e unico bacio sarà un bacio d&#8217;acqua, un eterno bacio freddo di cristallo.</p>
<p><strong>by Denis Venturi </strong></p>
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		<title>Il Leggero Ticchettare</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Apr 2006 18:46:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gruppo ArgoGiovani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalino]]></category>
		<category><![CDATA[Sezioni Alternative]]></category>

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		<description><![CDATA[Il leggero ticchettare dell'unghia sulla plastica della siringa era un suono che aveva imparato a conoscere molto bene...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il leggero ticchettare dell&#8217;unghia sulla plastica della siringa era un suono che aveva imparato a conoscere molto bene. Era come una sorta di mantra che riusciva a calmarlo, alleggerendogli il cuore e allontanando la sua coscienza, portandola lontana dal gesto che si preparava a compiere. Ormai sapeva che ogni genere di rimorso o senso di colpa scompariva l&#8217;esatto istante in cui l&#8217;ago penetrava nella morbida pelle.</p>
<p>L&#8217;esperienza gli aveva insegnato che lasciar vagare la sua mente gli consentiva di compiere quel gesto con impersonale e chirurgica meccanicità. Così, una volta abbassato lo stantuffo, quello che avrebbe pensato non sarebbe più stato un problema.</p>
<p>Ma non questa volta.</p>
<p>Cinque mesi di comunità l&#8217;avevano cambiato; e mentre appoggiava la testa al muro scrostato di quel seminterrato umido e abbandonato, la sua mano destra tremava con forza.</p>
<p><span id="more-20"></span></p>
<p>Non riusciva a trovare il coraggio di infilarsi l&#8217;ago nella carne, ma non poteva nemmeno farla finita una volta per tutte. Era tornato uno schiavo, i buoni propositi contavano poco in quel momento. Cercò di non pensare a nulla come ai vecchi tempi, mentre il bisogno lo costringeva a mordersi le labbra e a stringere gli occhi con tutte le sue energie.</p>
<p>Ma per quanto si sforzasse, tutte le sofferenze che aveva passato tormentavano i suoi pensieri. I pianti disperati della madre, le corse fuori e dentro le stanze degli ospedali, lo sguardo atterrito di quell&#8217;anziana donna, lasciata sulla strada quella volta, quando, con la pensione di lei, era andato a comprarsi la dose di un intero mese. La vergogna non gli dava pace.</p>
<p>Ricordava persino quella scena, quando accasciato ai margini del marciapiede, riusciva a distinguere la gente che, con uno sguardo misto di pena, disgusto e disprezzo cambiava lato della strada pur di stargli lontano.</p>
<p>Era tornato a puzzare di “roba”, di spazi umidi e chiusi, di morte.</p>
<p>Immaginava il volto barbuto di Padre Alfonso sorridere con amarezza. Conosceva quell’espressione, la stessa del giorno in cui aveva deciso di lasciare la comunità. Povero vecchio frate, probabilmente aveva previsto il suo fallimento. Sapeva che sarebbe di nuovo finito così, con una siringa in mano.</p>
<p>Si odiava.</p>
<p>La punta dell&#8217;ago era ormai entrata nella carne, e lui piangeva come un bambino incapace di fermare la sua stessa mano che di moto proprio spingeva sempre più in profondità, sempre più in basso. Finchè il liquido paglierino non iniziò a svolgere il suo costoso compito: portarlo lontano per dimenticare. Non era mai stato all’altezza della situazione, non poteva più cambiare.</p>
<p>E mentre i suoi pensieri vagavano negli insondabili campi dell&#8217;incoscienza, il suo corpo giaceva afflosciato in un angolo buio e umido di un seminterrato abbandonato. Non sentì più nulla, nemmeno lo squittio del grosso topo che si riempiva lo stomaco con gli avanzi freddi del suo sandwich al tonno.</p>
<p><strong>by Denis Venturi </strong></p>
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		<title>Ti Amo Davvero</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Apr 2006 18:44:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gruppo ArgoGiovani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalino]]></category>
		<category><![CDATA[Sezioni Alternative]]></category>

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		<description><![CDATA[Ogni istante, ogni attimo in cui ti vedo, le mie palpitazioni aumentano...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni istante, ogni attimo in cui ti vedo, le mie palpitazioni aumentano. La tua immagine è fissa, scolpita dentro me. Sei talmente bella da togliere il fiato. Eppure non riesco ad avvicinarmi.</p>
<p>Spesso ti sono ad un passo ma quello che ci distanzia sembra sempre un abisso.</p>
<p>Quando ti vedo mi tremano le gambe. Non ho il coraggio di affrontare il tuo sguardo. Ho paura di conoscerti usando una parola di troppo, un atteggiamento sbagliato. Non possiedo la forza necessaria per affrontare un approccio.</p>
<p><span id="more-19"></span>Ma darei qualunque cosa per essere lì, accanto a te. Vorrei specchiarmi, la mattina, nei tuoi occhi, mentre mi sveglio. Vorrei odorare il profumo della tua pelle quando, la sera, rientro a casa dopo una lunga giornata di lavoro. Vorrei ascoltarti parlare, la notte, ore ed ore, addormentarmi fra le tue parole. Mi piacerebbe saper leggere i pensieri per accontentare ogni tuo desiderio. La mia mente, il mio cuore hanno spazio solo per te. Dal momento, che ti ho vista, la mia vita è cambiata. Sei tu, ormai, la mia unica luce nella notte, il fuoco dove scaldare le mie gelide possibilità, la stella più luminosa del cielo.</p>
<p>Credo non sia insensato dire che ti amo. Dovunque, sarai con me. Per sempre. Davvero.</p>
<p><strong>by Andrea Biachessi </strong></p>
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		<title>Silenzio&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Apr 2006 18:43:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gruppo ArgoGiovani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalino]]></category>
		<category><![CDATA[Sezioni Alternative]]></category>

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		<description><![CDATA[Dalle finestre socchiuse della mia casa, su di un polveroso divano ove riposo le mie vecchie ossa...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dalle finestre socchiuse della mia casa, su di un polveroso divano ove riposo le mie vecchie ossa, osservo la pioggia precipitare su i miei settant’anni e infrangersi sui vetri come lacrime di rimpianto, che scivolano sulla superficie del mio animo.</p>
<p>La sporcizia sulle mensole, gli oggetti accatastati disordinatamente nelle camere sole e buie, gli orologi fermi, le ragnatele che pendono dal soffitto… tutto è silenzio.</p>
<p>Io stesso, cauto, seduto immobile con l’abbigliamento ormai eterno, che si sposa perfettamente con i pochi capelli spettinati, non posso fare rumore: devo ascoltare il mio silenzio.</p>
<p>Già… perché la musica nascosta in questo silenzio è una melodia incessante che distrugge il tempo; in questa musica non è racchiuso un concetto o un frammento di memoria, una poesia o un desiderio. Ma la mia vita.</p>
<p><span id="more-18"></span></p>
<p>… SSS… ecco che arriva… fantastico assolo di Hendrix che risuona in una stanzetta dell’appartamento di Bologna… la birra è quasi finita e le sigarette hanno annebbiato ogni cosa, tanto che, se riesco a tenere aperti gli occhi nonostante il bruciore, stento a riconoscere Marco e Anna che ballano tra le risate. Alice, invece, la sento sdraiata sul mio petto che mi accarezza i muscoli, attratta dalla loro tonicità: è preoccupata per l’esame di storia.Scansioni ascendenti e discendenti guidano il ritmo del mio pensiero e scuotono la mia mente. Sono al centro dell’attenzione, la vita mi gira attorno ed è fantastico: ancora un sorso amore, e tutto questo non finirà mai… o forse… è già finito.… BOOM… tuona… no, non è un tuono che rimbomba in questa cella, ma un tamburo. Si! È il tamburo di Joshè che fa da sottofondo alle chiacchiere sul calcio e sulla caccia. Non capisco come possa uccidere un animale per guadagnarne due soldi dalla pelle. Proprio lui, che dell’Africa ha assaporato la vera essenza, quella naturale, oscura alla maggior parte degli uomini.È un ritmo tribale, che sembra richiamare alcuni stormi, dietro quei monti, ove l’orizzonte è un’incandescente lampada rossa, che strina le loro piume, accecando i nostri occhi.</p>
<p>I pachidermi pascolano a pochi metri dal gazebo sotto il quale discorriamo, i profumi sono gli spartiti di una vita meravigliosa, dei quali ora… è priva.</p>
<p>Silenzio… silenzio… sulle mie gambe rinsecchite, sulla schiena logorata e sulle mani consumate. Eppure, questa canzone la conosco… la voce ribelle di quel quarantenne modenese il cui nome mi è sbiadito nella memoria… è proprio lui che mi fa ballare sotto il palco con Luca e Francy, in quei ritornelli di resistenza, polemica e satira.</p>
<p>La volontà di cambiare il mondo: no al razzismo, alla mafia, alla corruzione, alla guerra!</p>
<p>Sicuro di avere il mondo in pugno sei grande, sei forte, sei invincibile, sei… solo, sul tuo divano.</p>
<p>Solo come un vecchio, solo come mai, solo come in quel locale francese: completo gessato e occhiali scuri, lo “Ska” nelle vene e l’amore perduto, già dimenticato, nel cuore.</p>
<p>Quel sax mi suona dentro, ed è consapevole che, da solo, dentro di me, si perderebbe.</p>
<p>Chiamo così le trombe: tre trombe ed un sax per finire il mio “Tequila sun rise”.</p>
<p>Domani si riparte… ciao Monnalisa… questo concerto è tuo.</p>
<p>Il silenzio maledetto mi stordisce, le sue note affilate come rasoi feriscono i miei timpani lasciandomi agonizzante in un lago di sangue e rimpianto… tanto rimpianto.</p>
<p>Il rimpianto per non aver udito mai, in tutta la mia esistenza, l’unica melodia che non avrebbe offeso la mia vecchiaia e, forse, avrebbe potuto dare un senso al mio ricordo: il pianto di un bimbo. Il suo frignare, le sue canzoncine infantili, con parole inventate, il suo carillon e i suoi giocattoli in plastica… i peluche che suonano dopo averli schiacciati e le macchinine che stridono sul pavimento rigato. Quanto mi mancano questi suoni che non ho mai sentito.</p>
<p>Questo silenzio è la morte.</p>
<p>La morte è la mancanza del mio amore che mi risveglia, al mattino, ricordandomi che ci sono e che anche lei c’è… per me.</p>
<p>Non sopporto l’assenza del lento, che non accompagnerà mai i nostri balli inesistenti e, nemmeno della serenata, che non dedicherò mai a quella donna sconosciuta.</p>
<p>Solo ora mi accorgo che la musica, nella mia testa, nonostante abbia conosciuto un’infinità di persone, avuto miriadi di amici, visitato centinaia di luoghi per il mondo, amato decine di donne diverse, è un desolato silenzio che non riesco più a sopportare.<br />
“Maestro! È giunta l’ora di chiudere il concerto.”</p>
<p><strong>by Alessio Rosin </strong></p>
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		<title>Trincea</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Apr 2006 18:42:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gruppo ArgoGiovani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalino]]></category>
		<category><![CDATA[Sezioni Alternative]]></category>

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		<description><![CDATA[Trincea, Soldato che fuggi, Zingari...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La comun fossa è ora rigogliosa di corpi in fiore,entusiasti di lottare per la gloria di un ideale.<br />
La fratellanza sboccia e si riflette negli sguardi di quei fanciulli,<br />
che scordano praterie e puledri, respirando zolfo e schioppi.</p>
<p>Ora, il sole più volte è morto per tornare ancora,<br />
inosservato agli occhi di chi lo aveva sempre celebrato,<br />
e ha riverso masse umane sopra altre<br />
impestando l’aria e smorzando l’euforia</p>
<p><span id="more-17"></span>Fame e sete dimenticate sotto i meli in riva ai fiumi,<br />
sor ora colleghi, fiancheggiatori acquattati sotto lo spinato,<br />
a seguire ogni colpo esploso.</p>
<p><strong>by Alessio Rosin </strong></p>
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		<title>Zingari</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Apr 2006 17:04:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gruppo ArgoGiovani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalino]]></category>
		<category><![CDATA[Sezioni Alternative]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.argogiovani.it/blog/?p=85</guid>
		<description><![CDATA[Questa testa mora ha preservato
la mente che tu hai schernito
e questo corpo invecchiato
ha sorretto le ossa che tu hai colpito.
Questa camicia lacera ha coperto
le spalle di cui tu hai usufruito
e queste braccia stanche hanno sofferto
fatiche che tu hai concepito.
Questo orgoglio serbo ha perso onori
che tu hai rapito
e questo sorriso sdentato è vedovo
della lucentezza che tu [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa testa mora ha preservato<br />
la mente che tu hai schernito<br />
e questo corpo invecchiato<br />
ha sorretto le ossa che tu hai colpito.</p>
<p>Questa camicia lacera ha coperto<br />
le spalle di cui tu hai usufruito<br />
e queste braccia stanche hanno sofferto<br />
fatiche che tu hai concepito.</p>
<p><span id="more-85"></span>Questo orgoglio serbo ha perso onori<br />
che tu hai rapito<br />
e questo sorriso sdentato è vedovo<br />
della lucentezza che tu hai affievolito.</p>
<p>Questo mio essere zingaro mantiene viva una forza<br />
che tu non hai scalfito<br />
ma con la tua furia,<br />
solo rinvigorito.</p>
<p>Le mie gambe rinsecchite hanno raggiunto<br />
tappe che tu mai percorrerai<br />
e le mie scarpe bucate hanno pestato<br />
suoli che tu mai violerai.</p>
<p>Le mie orecchie sporche hanno udito<br />
melodie che tu mai ascolterai<br />
e i miei occhi di cenere hanno assistito<br />
a spettacoli che mai ammirerai.<br />
Le mie mani callose hanno stretto<br />
tesori di cui tu mai disporrai<br />
e il mio cuore nero ha amato<br />
donne che tu mai conoscerai.</p>
<p>Il mio essere zingaro mi apre porte<br />
che tu mai varcherai<br />
e svela mondi<br />
in cui mai vivrai.</p>
<p><strong>by Alessio Rosin </strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Soldato che fuggi</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Apr 2006 17:04:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gruppo ArgoGiovani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalino]]></category>
		<category><![CDATA[Sezioni Alternative]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.argogiovani.it/blog/?p=84</guid>
		<description><![CDATA[La flora s’innalza maestosa,sbarrando timida,
il passo del soldato stanco.
La divisa lacera sgomita cespugli pesanti
che frenano l’intercedere rapido,
e il vento s’insinua tra i rami,
confondendo gli echi sordi,
che non giungono sotto il pesante elmo metallico.
Il sole soffoca l’aria afosa,
abbagliando l’orizzonte oscuro con un riflesso di piastrina,
e la terra negra assorbe, nemica, il cuoio dell’anfibio bardato.
Chi è nato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La flora s’innalza maestosa,sbarrando timida,<br />
il passo del soldato stanco.</p>
<p>La divisa lacera sgomita cespugli pesanti<br />
che frenano l’intercedere rapido,<br />
e il vento s’insinua tra i rami,<br />
confondendo gli echi sordi,<br />
che non giungono sotto il pesante elmo metallico.</p>
<p><span id="more-84"></span>Il sole soffoca l’aria afosa,<br />
abbagliando l’orizzonte oscuro con un riflesso di piastrina,<br />
e la terra negra assorbe, nemica, il cuoio dell’anfibio bardato.</p>
<p>Chi è nato sotto lo stesso cielo<br />
ma indossa colori avversi<br />
compare alle spalle,<br />
fuggitivo alleato della natura sua complice.</p>
<p>La paura stessa che sorge in uno,<br />
tramonta nell’altro sguardo,<br />
col tonfo morto della fine celebrato dai pennuti.</p>
<p>Due bandiere sullo stesso pennone sventolano, ora,<br />
fiere in cime o fiacche a mezz’asta:<br />
il gioco, terminato, è ladro di vite e coscienze,<br />
che due bimbi ha segnato.</p>
<p>Che ogni sfumatura sbiadisca dal vessillo d’appartenenza<br />
e ci riconduca alla medesima origine:<br />
l’uomo.</p>
<p><strong>by Alessio Rosin </strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Apro le ali del cuore</title>
		<link>http://www.argogiovani.it/blog/apro-le-ali-del-cuore/</link>
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		<pubDate>Wed, 26 Apr 2006 16:59:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gruppo ArgoGiovani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalino]]></category>
		<category><![CDATA[Sezioni Alternative]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.argogiovani.it/blog/?p=83</guid>
		<description><![CDATA[L’alba di un nuovo giorno è nata
Io sospiro e la osservo incantata
Lei è li, di fronte a me
Così lontana, ma Così vicina
Decido!
voglio raggiungere il sole bambino
Apro le ali del cuore,
spicco il mio primo volo
Ho paura!
Il vento inquieto si desta
graffia le mie ali fragili
No, non mi arrendo!
Voglio raggiungere quel dolce tepore
continuo a volare.
Mi poso su un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’alba di un nuovo giorno è nata<br />
Io sospiro e la osservo incantata<br />
Lei è li, di fronte a me<br />
Così lontana, ma Così vicina</p>
<p><span id="more-83"></span>Decido!<br />
voglio raggiungere il sole bambino<br />
Apro le ali del cuore,<br />
spicco il mio primo volo<br />
Ho paura!<br />
Il vento inquieto si desta<br />
graffia le mie ali fragili</p>
<p>No, non mi arrendo!<br />
Voglio raggiungere quel dolce tepore<br />
continuo a volare.</p>
<p>Mi poso su un fiore per riposare<br />
Guardo dentro Me e…<br />
e scopro che il Sole è in Me</p>
<p><strong>by Francesca Olmari </strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Alcolismo nei giovani: l&#8217;altro punto di vista</title>
		<link>http://www.argogiovani.it/blog/alcolismo-nei-giovani-l%e2%80%99altro-punto-di-vista/</link>
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		<pubDate>Wed, 26 Apr 2006 15:54:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimiliano Bordiga</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalino]]></category>
		<category><![CDATA[Sezioni Alternative]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho voluto scrivere su un altro argomento, che interessa da vicino noi giovani: lo sballo...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anch’io sono un portatore di handicap. Da quando sono nato sto su una sedia a rotelle. Per questo il disagio giovanile mi sembra la tematica più adatta per dar voce alla mia realtà. Purtroppo lo spazio sul tema handicap era già occupato, ed allora ho voluto scrivere su un altro argomento, che interessa da vicino noi giovani: lo sballo. In particolare, mi voglio occupare dell’alcolismo, a mio avviso, uno dei problemi più sottovalutati tra i ragazzi. Trovo, infatti, che se ne parli sempre poco e che, per questo, sia preso da molti, quasi sullo scherzo. Noto tale comportamento in alcuni miei conoscenti che alzano il gomito un po’ troppo spesso nelle occasioni di festa senza porsi nessun freno. Ciò mi preoccupa, perché denota la loro immaturità e il loro non considerare pericolosa questa forma di divertimento. Molti giovani credono di trovare nell’alcool un modo di svagarsi per non pensare più a niente, per trascorrere una serata all’insegna del buon umore. Ma, basta guardare i telegiornali del lunedì, quando parlano delle stragi sulle strade del fine settimana, per capire quanto ciò sia sbagliato.</p>
<p><span id="more-15"></span></p>
<p>Il vizio di bere si presenta, il più delle volte, nei pub, nelle discoteche, quasi sempre in compagnia.</p>
<p>I motivi possono essere molteplici. Per esempio farsi vedere dagli amici per sembrare più forti oppure cercare di dimenticare qualche delusione sentimentale. Tutti, però, denotano una certa debolezza di carattere. Chiaramente quando gli eccessi si tramutano in consuetudine, diventa consigliabile l’aiuto di qualcuno. È risaputo, infatti, che una volta entrati nel tunnel dell’alcolismo, uscirne è molto difficile.</p>
<p>Per la trattazione tecnica, con il termine alcolismo viene definita quella condizione in cui un individuo ingerisce volontariamente una quantità eccessiva di alcool etilico.Tale condotta comincia a mostrarsi, nella maggioranza dei casi, dai quattordici anni in su. Essa comporta una forma di incoscienza temporanea e una difficoltà di ragionamento. Questo tipo di problema si manifesta in due stadi principali: quello acuto e quello cronico. Entrambi sono pericolosi e le manifestazioni successive sono il coma etilico e la cirrosi epatica, vere e proprie forme di tossicomania che possono essere causa di morte precoce. Purtroppo in diverse persone coesistono entrambi gli aspetti di questa malattia. La pericolosità dell’alcool, tuttavia, non risiede solo in simili casi limite.</p>
<p>Personalmente mi sono lasciato andare a questo tipo di esperienza, una sola volta, ad una festa di capo d’anno, quattro o cinque anni fa, quando ho fatto un bel cocktail nel mio fegato mischiando Martini, Vodka e Tequila. Ad un certo punto non ho visto più nulla e nemmeno riuscivo più a capire dove stavo. Mi hanno dovuto accompagnare a casa. Da quella volta prendo alcolici con moderazione e senza mescolamenti, ricordando quei momenti in cui mi sembrava di morire. Proprio per questo credo che sfogare i propri problemi nell’alcool non abbia senso. La forza, per superare le proprie incertezze, bisogna trovarla dentro. Non è necessario farsi condizionare da altre sostanze che possono portare solo ad una dipendenza fisica e mentale.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Gravidanze</title>
		<link>http://www.argogiovani.it/blog/gravidanze/</link>
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		<pubDate>Wed, 26 Apr 2006 15:18:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gruppo ArgoGiovani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalino]]></category>
		<category><![CDATA[Sezioni Alternative]]></category>

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		<description><![CDATA[Benvenuti di nuovo nello "strano mondo giovanile”...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Benvenuti di nuovo nello &#8220;strano mondo giovanile”.</p>
<p>Dopo aver affrontato il primo argomento, ovvero, una definizione dell&#8217;adolescenza in generale, la casistica ci porta a trattare, preferibilmente, due grossi problemi conseguenti questa età. Diciamo pure che sono fenomeni, spesso, tenuti nascosti dal silenzio quotidiano.</p>
<p>Ovvero il rischio di gravidanze precoci e l&#8217;amore diverso.</p>
<p>Con le prime relazioni sessuali gli adolescenti acquistano la consapevolezza del grande potere insito nel corpo. Tutto questo é decisamente più forte nelle ragazze, che già dall’infanzia esprimono per gioco, di avere bambini imitando la madre. Un inconscio desiderio che può essere subliminato attraverso un&#8217;accentuazione della potenzialità intellettuale e creativa. Cioè, eccellere in &#8220;qualcosa&#8221; per trasformare la pulsione procreativa in un &#8220;parto della mente&#8221;.</p>
<p><span id="more-28"></span></p>
<p>Ma, allora, perché sono decisamente in aumento le gravidanze precoci? Buona parte delle ragazze, spesso, vive le prime esperienze sessuali senza preoccupazioni. Non pensa di adottare metodi contraccettivi sicuri. Una trascuratezza che può costare loro molto cara. E ciò non è dovuto solo all&#8217;incoscienza giovanile o all&#8217;idea che &#8220;può succedere alle altre e non a me&#8221;. Ma anche ad una mal conoscenza del fatto. Tanto che si manifesta, sempre più, questa tendenza ad avere rapporti a rischio. Tale paura ha indotto, addirittura, qualche mamma a costringere le figlie a prendere pillole o altre “pozioni”, prima di aver cominciato vere relazioni sessuali, per evitare gravidanza indesiderate. Con il risultato, magari, di alterare in qualche maniera il fisico delle predilette.</p>
<p>Tuttavia, i problemi relativi alla contraccezione, molto raramente, vengono affrontati in famiglia e sempre con imbarazzo da entrambi le parti. Tutto si viene a sapere dai mass media, dagli amici, da giornaletti pornografici e molto spesso, questo porta a saper poco e in modo sbagliato. Conviene sempre parlare con qualcuno che conosce a fondo l&#8217;argomento, anche se ci si vergogna. Meglio ancora se conosce i nostri sentimenti, le nostre sensazioni. Il genitore o il medico di famiglia può aiutare a spiegare, far capire come si utilizzano sistemi corretti. Io vi posso solo suggerire che il modo, per ora più sicuro, di evitare gravidanze indesiderate, AIDS e malattie veneree, rimane l&#8217;uso costante del preservativo.</p>
<p>Dal punto di vista emotivo, in rari casi la gravidanza é cercata per sopperire a mancanze di attenzioni e di affetto da parte dei genitori. Anche se il problema può sussistere.</p>
<p>Ci si chiede sempre che fare se una ragazza di quindici, sedici anni rimane incinta. La risposta é relativa e soggettiva, alla fine nulla forse é determinante ed esatto. Qualsiasi cosa succeda: aborto, accettazione del bimbo, adozione, matrimonio &#8220;riparatore&#8221;, è la ragazza che viene sbalzata in un mondo a parte; per questo consiglio vivamente di non affrontare l’esperienza da soli, ma con l&#8217;aiuto di conoscenze fidate. Non deve sussistere la paura di rimproveri o punizioni. Non sono conseguenze permanenti e durature. Persone, a noi vicine, possono donare appoggio morale, che nella maggior parte dei casi, risulta essenziale. Perché tutto ciò provoca dei forti squilibri psicologici. Traumi, che in giovane età sono difficilissimi da assorbire. Quindi serve aiuto. Dolori del genere, spesso troppo profondi da mettere in mostra, possono essere assorbiti con il tempo, seguendo un preciso percorso. Per non creare &#8220;segreti&#8221; che affiorino nel tempo provocando oscuri sensi di perdita; come qualcosa che la mente si rifiuta di accogliere, di trasformare in pensiero. E di cui é difficile darsi pace.</p>
<p>Affrontare una nuova vita, essendo stati sbalzati in una realtà differente, induce queste giovani persone a confrontarsi con adulti, con persone totalmente diverse da loro. Avrebbero, davvero, bisogno di più attenzione ed aiuto. Cosa che non sempre viene offerta, pensando ai pregiudizi e alle malignità dette, di sovente, nei loro confronti.</p>
<p><strong>by Fabio Santangelo </strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Handicap: Il mio punto di vista</title>
		<link>http://www.argogiovani.it/blog/handicap-il-mio-punto-di-vista/</link>
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		<pubDate>Wed, 26 Apr 2006 10:59:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Martinelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalino]]></category>
		<category><![CDATA[Sezioni Alternative]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Essendo portatore di handicap, voglio contribuire con personalissime opinioni a rendere più chiare le idee che hanno ragazzi come me riguardo il mondo quotidiano.</p>
<p>Sono convinto, infatti, che il disabile nella nostra società venga ancora emarginato. Mi rendo conto della gravità di tale affermazione soprattutto in un contesto, quello attuale, dove sembra esserci un grande spirito di integrazione verso il “diverso”.</p>
<p>Eppure soffermandomi a pensare sui problemi che possono incontrare anche ragazzi affetti da lievi menomazioni fisiche, mi accorgo come non sia facile essere accettati. Nella mia situazione, noto che solo poche persone mi trattano senza preconcetti, mentre molte altre, nonostante sorrisi e battute, nascondono ipocrisie e falsità. L’esempio più classico avviene quando vado al bar per fare quattro chiacchiere con volti familiari.</p>
<p>All’inizio mi trovo sempre in confidenza con tutti ma già dopo cinque minuti se mancano quelle due e tre persone che reputo veramente amici, mi ritrovo solo, estraniato da ogni discussione.</p>
<p>D’accordo, non siamo più ai tempi di Sparta in cui i bambini non perfetti venivano gettati dalla rupe più alta, ma nonostante il cambiamento degli ultimi anni sono stanco di sopportare la superficialità che caratterizza i miei rapporti sociali.</p>
<p>Mi chiedo, quindi, come nella nostra realtà locale, dove i valori del cristianesimo dovrebbero essere consolidati nella coscienza di ogni singola persona, possano esistere certi pregiudizi.</p>
<p>Un esempio di comportamento differente, che mi piace ricordare, fu quello di Giuseppe Cottolengo, il primo ad istituire un centro di accoglienza per i portatori di handicap. Grazie a persone come lui e allo sviluppo della società, siamo riusciti col tempo ad inserirci nell’ambiente con tutte le opportunità di lavoro, di studio e di svago del caso, sentendoci, per quanto possibile, al pari degli altri e con eguali opportunità.</p>
<p>Diciamo per chiarezza che questa operazione è, da sempre, portata avanti dalla Chiesa e dalle Opere Pie, alle quali sono molto legato; e solo da poco tempo è stato affidato alla Provincia il compito di seguire l’inserimento del disabile nel mondo del lavoro e al Comune quello di garantire i mezzi di trasporto necessari. Cito il problema lavorativo e quello del trasporto perché sono quelli che ci riguardano più direttamente.</p>
<p>Per il primo, in linea teorica, ci sono molte strutture che facilitano l’avvicinamento del disabile a tale ambito; l’invalido infatti ha la precedenza in questo tipo di settore ed a lui dovrebbero essere riservati lavori a parte (ad esempio per gli ipovedenti, il mio campo, sono assicurati posti da centralinista, ecc…).</p>
<p>Per fare ciò, esistono speciali liste di collocamento dove iscriversi, che hanno il compito di favorire categorie di persone più svantaggiate socialmente e di garantire a queste un eguale trattamento economico, giuridico e sociale, impedendo qualsiasi tipo di discriminazione. È inoltre stabilito che i datori di lavoro, con aziende di oltre quindici dipendenti, hanno il compito di assumere un disabile.</p>
<p>Tuttavia, la mia esperienza personale denota, che tutti questi meccanismi devono essere ancora perfezionati. L’eccessiva burocrazia comporta sempre rallentamenti e nuovi problemi, e la loro efficacia è, talvolta scarsa, visto che, da anni, sono iscritto ad agenzie di collocamento e mi trovo ancora disoccupato.</p>
<p>Per tutto questo è necessario dirsi la verità: molto è stato compiuto, ma ancora di più è rimasto da fare per aiutare i “diversi”, e ciò aspetta per la gran parte ad ognuno di noi. Infatti, chiunque, quando vede un disabile, dovrebbe fermarsi, riflettere e chiedersi: “ <strong>E se fossi io al suo posto</strong>?”. Allora forse qualcosa cambierebbe, e comincerei ad essere più ottimista riguardo le opportunità del mio futuro.</p>
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