Handicap: Il mio punto di vista
Articolo inserito mercoledì 26 aprile 2006.Essendo portatore di handicap, voglio contribuire con personalissime opinioni a rendere più chiare le idee che hanno ragazzi come me riguardo il mondo quotidiano.
Sono convinto, infatti, che il disabile nella nostra società venga ancora emarginato. Mi rendo conto della gravità di tale affermazione soprattutto in un contesto, quello attuale, dove sembra esserci un grande spirito di integrazione verso il “diverso”.
Eppure soffermandomi a pensare sui problemi che possono incontrare anche ragazzi affetti da lievi menomazioni fisiche, mi accorgo come non sia facile essere accettati. Nella mia situazione, noto che solo poche persone mi trattano senza preconcetti, mentre molte altre, nonostante sorrisi e battute, nascondono ipocrisie e falsità. L’esempio più classico avviene quando vado al bar per fare quattro chiacchiere con volti familiari.
All’inizio mi trovo sempre in confidenza con tutti ma già dopo cinque minuti se mancano quelle due e tre persone che reputo veramente amici, mi ritrovo solo, estraniato da ogni discussione.
D’accordo, non siamo più ai tempi di Sparta in cui i bambini non perfetti venivano gettati dalla rupe più alta, ma nonostante il cambiamento degli ultimi anni sono stanco di sopportare la superficialità che caratterizza i miei rapporti sociali.
Mi chiedo, quindi, come nella nostra realtà locale, dove i valori del cristianesimo dovrebbero essere consolidati nella coscienza di ogni singola persona, possano esistere certi pregiudizi.
Un esempio di comportamento differente, che mi piace ricordare, fu quello di Giuseppe Cottolengo, il primo ad istituire un centro di accoglienza per i portatori di handicap. Grazie a persone come lui e allo sviluppo della società, siamo riusciti col tempo ad inserirci nell’ambiente con tutte le opportunità di lavoro, di studio e di svago del caso, sentendoci, per quanto possibile, al pari degli altri e con eguali opportunità.
Diciamo per chiarezza che questa operazione è, da sempre, portata avanti dalla Chiesa e dalle Opere Pie, alle quali sono molto legato; e solo da poco tempo è stato affidato alla Provincia il compito di seguire l’inserimento del disabile nel mondo del lavoro e al Comune quello di garantire i mezzi di trasporto necessari. Cito il problema lavorativo e quello del trasporto perché sono quelli che ci riguardano più direttamente.
Per il primo, in linea teorica, ci sono molte strutture che facilitano l’avvicinamento del disabile a tale ambito; l’invalido infatti ha la precedenza in questo tipo di settore ed a lui dovrebbero essere riservati lavori a parte (ad esempio per gli ipovedenti, il mio campo, sono assicurati posti da centralinista, ecc…).
Per fare ciò, esistono speciali liste di collocamento dove iscriversi, che hanno il compito di favorire categorie di persone più svantaggiate socialmente e di garantire a queste un eguale trattamento economico, giuridico e sociale, impedendo qualsiasi tipo di discriminazione. È inoltre stabilito che i datori di lavoro, con aziende di oltre quindici dipendenti, hanno il compito di assumere un disabile.
Tuttavia, la mia esperienza personale denota, che tutti questi meccanismi devono essere ancora perfezionati. L’eccessiva burocrazia comporta sempre rallentamenti e nuovi problemi, e la loro efficacia è, talvolta scarsa, visto che, da anni, sono iscritto ad agenzie di collocamento e mi trovo ancora disoccupato.
Per tutto questo è necessario dirsi la verità: molto è stato compiuto, ma ancora di più è rimasto da fare per aiutare i “diversi”, e ciò aspetta per la gran parte ad ognuno di noi. Infatti, chiunque, quando vede un disabile, dovrebbe fermarsi, riflettere e chiedersi: “ E se fossi io al suo posto?”. Allora forse qualcosa cambierebbe, e comincerei ad essere più ottimista riguardo le opportunità del mio futuro.
