Nessuna Traccia

Scritto martedì 5 agosto 2008 da Alberto Fornaciari. Letto 704 volte.

Scendo dal pulmino e mi sento puntare una pistola alla schiena.

Mani in alto!” dice in una lingua che non conosco.

Mi giro quasi istintivamente.

Ho solo il tempo di guardare il mio aggressore negli occhi, che mi ferisce a morte più volte.

Storco il naso indispettito: non mi capita di essere ucciso spesso.

Il mio assassino si chiama Marc, ha sette anni e vive nell’orfanotrofio di Vilok, vicino a Vinogradov, Ucraina….

Ora è scappato dietro un albero, dopo aver gettato via la pistola giocattolo ancora fumante.

Nel frattempo, dall’altra parte del cortile, è apparso Sergiy, il direttore dell’orfanotrofio, che dopo una calorosa stretta di mano ci ha invitato nel suo studio.

Sergiy è una persona carismatica, a cui piace parlare in modo chiaro e preciso: ”Gli orfani, in Ucraina sono più di 300.000.

Il problema di questi ragazzi è che a 18 anni devono lasciare gli orfanotrofi, ma non sanno dove andare: i più fortunati trovano ospitalità nelle case famiglia, gli altri sono costretti a vivere per strada.
Negli orfanotrofi si cerca di dare loro un’istruzione, una formazione, ma il livello è sempre inferiore a quello delle altre scuole.

Ma perché non insegnate loro un lavoro, non teoricamente, ma dal punto di vista pratico?

La legge non lo permette: non si può lavorare fino ai 18 anni e se li facciamo lavorare, anche solo per insegnare loro un mestiere, c’è il rischio che si chiuda baracca e burattini.

Ma se questi ragazzi non imparano un lavoro, il loro futuro è la strada!

Insegniamo dal punto di vista teorico e poi, quando compiono i 18 anni cerchiamo di trovare una sistemazione: centri di accoglienza, case famiglia… inutile dire che trovare una sistemazione per tutti è impossibile“.

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